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10 Ottobre, 2026
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Chi c’è davvero dietro le grandi fabbriche pontine

Tra fondi, multinazionali e gruppi italiani, negli ultimi tre anni sono cambiate diverse proprietà industriali della provincia

Chi c’è davvero dietro le grandi fabbriche pontine

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Guardare una fabbrica da fuori la fa sembrare la cosa più immobile del mondo. Capannoni, tubi, laboratori, parcheggi, camion. Nello stesso punto per venti, quaranta, sessant’anni. Poi basta salire qualche piano nella struttura societaria e tutto comincia a muoversi a una velocità incredibile.

Lo stabilimento Recordati è a Campoverde dal 1963. Quello che oggi si chiama Latina Pharma produce a Sermoneta dal 1969. Catalent lavora ad Aprilia da oltre sessant’anni. IBI Lorenzini ha alle spalle più di un secolo di storia.

Ma negli ultimi tre anni, oltre alcuni di questi cancelli, sono cambiati gruppi, fondi, holding e proprietari. E in un caso il cambio è ancora in corso proprio mentre scriviamo.

Partiamo da quella che oggi si chiama Latina Pharma. Lo stabilimento di Sermoneta è stato per anni Bristol Myers Squibb, poi Corden Pharma. Nel maggio 2023 l’intero capitale di Corden Pharma Latina è stato acquistato da Kavis Pharma Holding, società del gruppo Extrovis.

L’operazione arrivava dopo anni complicati, con una vertenza industriale che aveva coinvolto centinaia di lavoratori e un concordato preventivo. Dal primo gennaio 2024 Corden Pharma Latina ha cambiato anche nome ed è diventata Latina Pharma spa.

All’inizio i nuovi proprietari avevano annunciato l’intenzione di trasformare il sito in un polo produttivo strategico a livello europeo e rafforzarne la capacità industriale. Due anni dopo, però, i sindacati sono tornati a chiedere investimenti e certezze, sostenendo che le attese legate al rilancio non si fossero ancora tradotte completamente in fatti concreti. 

Ed è già una prima lezione. Cambiare proprietario può salvare una fabbrica, ma non significa automaticamente aver risolto tutti i suoi problemi.

L'ex Corden Pharma, oggi Latina Pharma

Un anno dopo, nel 2024, è toccato a due gruppi molto più grandi. Haupt Pharma Latina, lo stabilimento di Borgo San Michele, è rimasto dentro Aenova, ma è cambiato il proprietario del gruppo. 

Nell’aprile 2024 la svizzera Kühne Holding ha acquistato la maggioranza di Aenova da BC Partners, che è rimasta come azionista di minoranza. Oggi Haupt Pharma Latina conta circa 700 dipendenti, occupa 40mila metri quadrati ed è in fase di espansione produttiva. Proprio recentemente, nel settembre del 2026, è stato annunciato un nuovo impianto fotovoltaico da 2,3 MW che dovrebbe coprire oltre il 15% del fabbisogno elettrico dello stabilimento. Quindi sopra la fabbrica è cambiato il capitale. Sotto, nel frattempo, si continua a investire.

Nello stesso 2024 è cambiato anche il proprietario di Catalent. Novo Holdings ha acquistato il gruppo americano per circa 16,5 miliardi di dollari. Dentro Catalent c’è anche lo stabilimento di Aprilia, specializzato nella produzione di capsule softgel e inserito da decenni nella filiera farmaceutica pontina. La società è cambiata sopra. La fabbrica è rimasta ad Aprilia.

La Haupt Pharma

Ma c’è anche chi, invece, torna ad essere italiana. A luglio del 2025 NewPrinces ha annunciato l’acquisizione da Kraft Heinz delle attività italiane legate a Plasmon e agli altri marchi di baby food e nutrizione specializzata, compreso lo stabilimento di Latina, che occupa circa 300 persone e ogni anno produce circa 1,8 miliardi di biscotti. L’operazione è stata poi perfezionata a fine 2025 per 124,3 milioni di euro.

Questa volta il passaggio ha fatto il percorso contrario: da una grande multinazionale statunitense a un gruppo italiano. La fabbrica, però, è sempre la stessa. E continua persino a produrre per Heinz Baby Food destinato al mercato britannico attraverso un accordo di copacking.

È probabilmente l’esempio migliore di quanto siano diventati poco utili i confini nazionali quando si parla di industria. Una fabbrica può essere italiana, appartenere a un gruppo americano, tornare italiana e continuare contemporaneamente a produrre per il precedente proprietario straniero.

I biscotti Plasmon prodotti nello stabilimento di Latina.

Nel 2026 tocca a Ibi Lorenzini. A luglio lo storico Istituto Biochimico Italiano di Aprilia è stato acquisito da ACS Dobfar dopo 108 anni di attività. L’operazione è arrivata dopo un periodo difficile per il sito, segnato anche dalla chiusura del reparto Sintesi; i lavoratori coinvolti che hanno accettato il trasferimento sono stati ricollocati in altre realtà.

ACS Dobfar è a sua volta un gruppo farmaceutico italiano con oltre 3mila dipendenti e una presenza produttiva internazionale. I sindacati hanno letto l’acquisizione come la possibilità di aprire una nuova fase di investimenti, innovazione e continuità produttiva per il sito pontino. Anche qui: stesso cancello, nuovo proprietario.

La Ibi Lorenzini di Aprilia

Poi c’è il caso più interessante di tutti, perché non è ancora finito. Recordati ha inaugurato lo stabilimento chimico -farmaceutico di Campoverde di Aprilia nel 1963. Oggi il sito continua a produrre principi attivi e intermedi farmaceutici destinati sia al gruppo sia al mercato internazionale. Ma sopra Campoverde è in corso una delle più grandi operazioni finanziarie dell’anno.

A maggio CVC e Groupe Bruxelles Lambert hanno lanciato un’offerta da 10,7 miliardi di euro per acquisire interamente Recordati e puntare al delisting della società da Piazza Affari. CVC controllava già Recordati attraverso i propri fondi, mentre il nuovo assetto prevede il controllo congiunto con la belga GBL. L’operazione ha ottenuto il via libera europeo ad agosto.

L’OPA è partita il 31 agosto e si chiuderà il 15 ottobre 2026. All’11 settembre le adesioni avevano raggiunto circa il 49,5% delle azioni oggetto dell’offerta.

La Recordati di Aprilia

E alla fine ci sono quelle grandi aziende che non hanno mai cambiato pelle. AbbVie è a Campoverde dal 2013, quando il sito già esistente di Abbott è entrato nel nuovo gruppo nato dalla separazione delle due società. Lo stabilimento era stato fondato nel 1963 e oggi esporta in più di 130 Paesi. Negli ultimi cinque anni AbbVie dichiara di aver investito 77 milioni di euro sul sito pontino.

Johnson & Johnson continua invece a puntare sullo stabilimento di Latina, che oggi produce oltre 4 miliardi di compresse l’anno, esportandone il 97% in più di cento Paesi. Il gruppo ha annunciato un piano quinquennale da 125 milioni di euro per aumentare di oltre il 25% la capacità produttiva del sito.

Findus continua a produrre a Cisterna dentro Nomad Foods e negli ultimi cinque anni ha investito circa 32,7 milioni di euro nello stabilimento. Nel sito cisternese viene realizzato circa l’83% dei volumi Findus prodotti in Italia.

Anche Angelini Pharma mantiene ad Aprilia uno dei propri quattro siti produttivi mondiali: 70mila metri quadrati dedicati a principi attivi e intermedi farmaceutici, con circa 160 addetti indicati dalla società.

E poi c’è BSP Pharmaceuticals, probabilmente il caso che più ribalta la prospettiva. BSP è stata fondata dall’imprenditore Aldo Braca nel 2006 e ha ancora quartier generale e stabilimento produttivo a Latina Scalo. La società ha anche una struttura commerciale negli Stati Uniti, a Princeton. Quindi non tutto il capitale arriva da fuori. A volte il viaggio parte da qui.

Ma dopo tutti questi cambi (o conferme), cosa succede? Per un territorio industriale, quindi, la vera domanda non è soltanto chi possiede oggi una fabbrica. È se, dopo il prossimo cambio di proprietà, quella fabbrica avrà ancora una ragione per restare lì, investire, assumere e portarsi dietro fornitori e competenze. Perché i proprietari possono cambiare in pochi mesi. Una fabbrica che funziona, invece, si costruisce in decenni.

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