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9 Ottobre, 2026
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Come fa l’Agro Pontino a produrre tutto quel latte di bufala

Nel 2025 in provincia di Latina si è munto un quinto della materia prima della mozzarella di bufala campana DOP.
Ma gli agricoltori locali non sono contenti per niente

Come fa l’Agro Pontino a produrre tutto quel latte di bufala

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La fortissima vocazione agricola dell’Agro Pontino non è di certo un segreto, anzi. Il territorio a sud di Roma, infatti, rappresenta una delle aree più produttive, dinamiche e rilevanti non solo del Lazio, ma di tutta Italia, grazie a condizioni climatiche e geologiche particolarmente favorevoli.

Tra i pilastri che rendono possibile questa forte identità c’è anche il sistema bufalino, nato come una forma di allevamento rurale nelle aree palustri e trasformatosi, nel tempo, in un comparto zootecnico e industriale d’eccellenza, caratterizzato da numeri imponenti.

Basti pensare che quest’ultimo conta una consistenza nell’ordine di 93.000 capi, che rendono possibile una produzione territoriale stimata tra i 100 e 120 milioni di litri di latte all’anno. Questo grazie ad un totale di 281 aziende sparse su tutto il territorio pontino, il cui Distretto dei prodotti derivati bufalini conta 11 comuni in totale. Capofila è quello di Pontinia, con circa 26.000 capi sui 66.000 mappati nello strumento giuridico ed economico nato per unire, tutelare e valorizzare l’intera filiera della bufala nella provincia a sud della Capitale. I restanti, invece, sono da ascrivere ai comuni di Latina, Sabaudia, Sezze, Terracina, Sermoneta, Fondi, Prossedi, Roccasecca dei Volsci, Priverno e Maenza, oltre a quelli che non fanno parte del Distretto.

Nel 2025 ciascuno di loro, insieme alla Campania e a parte della Puglia, hanno contribuito alla raccolta di 311.340 tonnellate di latte ritirate per essere trasformate in mozzarella di bufala, di cui il 17,50% è stato munto proprio negli allevamenti della provincia di Latina. Praticamente quasi 1/5 dell’intero bacino di latte idoneo per questo tipo di mozzarella proveniva dall’Agro Pontino, confermando il suo peso gigantesco e posizionandolo come indiscussa roccaforte della filiera fuori dai confini della Campania.

Tuttavia, non è tutto oro quel che luccica. «Una mozzarella viene realizzata con 4 litri di latte, che viene pagato 1 euro e 56 centesimi al litro. Ciascuna di loro, dunque, costa poco meno di 6 euro e 50, ma i costi di produzione sono raddoppiati, e nelle casse di chi le produce c’è molto meno di prima» spiega infatti il direttore di Confagricoltura Latina Mauro D’Arcangeli.

I motivi? Il prezzo del gasolio fortemente aumentato, quello delle materie prime schizzate alle stelle, le difficoltà climatiche e, infine, i ricavi che da anni non crescono allo stesso ritmo. «Come possiamo continuare a parlare di sostenibilità aziendale e sociale, oltre alla tutela del territorio, quando l’agricoltore deve fare i conti con i centesimi, che poi diventano milioni di euro?» si chiede D’Arcangeli.

Sì, perchè su 100 milioni di litri un centesimo al litro significa un milione di euro. Dieci centesimi dieci milioni. Trenta centesimi 30 milioni. E così via. «Quando discutiamo di pochi centesimi in più o in meno, discutiamo quindi di milioni di euro e di come quel valore viene distribuito lungo la filiera» asserisce il direttore di Confagricoltura, che fa una distinzione che considera essenziale: «La tracciabilità ci dice quale percorso compie il prodotto: dobbiamo chiederci anche quale percorso compie il valore».

Per questo motivo, nei giorni scorsi, Confagricoltura Latina è intervenuta al convegno dedicato alla tutela della filiera bufalina e allo stato di avanzamento del Distretto dei prodotti derivati bufalini dell’agro pontino, organizzato dal Comune di Pontinia nell’ambito della manifestazione “Lady Bu”.

Questo non solo per dimostrare concretamente l’attenzione ad un comparto strategico per il territorio, ma anche per chiedere che i controlli non si fermino alla stalla.

Le novità introdotte dagli articoli 13 e 14 della Legge 21 aprile 2026 n. 75, infatti, intervengono sulla tracciabilità del latte e dei prodotti e rafforzano le attività di controllo lungo i diversi passaggi della filiera. L’articolo 13, inoltre, introduce nel Sian il Registro unico delle movimentazioni del latte di bufala e dei suoi derivati, uno strumento che consente di ricostruire i quantitativi di prodotto nei diversi passaggi della filiera, dalla produzione alle movimentazioni fino alla trasformazione.

Il direttore di Confagricoltura Latina Mauro D’Arcangeli durante l'evento "Lady Bu" Pontinia

«Il principio è semplice» spiega ancora D’Arcangeli: «I numeri devono tornare. Se conosciamo quanto latte viene prodotto, acquistato, introdotto dall’estero e trasformato, abbiamo strumenti più efficaci per individuare eventuali anomalie. La sfida è applicare alla filiera a valle la stessa attenzione riservata da anni alla produzione primaria» aggiunge il direttore di Confagricoltura.

«Il sistema bufala può diventare un vero prodotto territoriale integrato, capace di dare riconoscibilità all’intero agro pontino. Intorno alla bufala ci sono latte, formaggi, carne e altri derivati, allevamenti, caseifici aziendali, trasformazione, ristorazione e agriturismi. Ma ci sono anche il paesaggio, la storia agricola dell’agro pontino e le altre eccellenze agroalimentari: è da questa rete che può nascere anche un’offerta di turismo enogastronomico capace di collegare produzione, accoglienza e territorio».

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